I Designer di PAMAR: Michele Marcon e il ‘Design Democratico’

La visione del design e del mercato dell’arredamento dal punto di vista di uno dei designer delle collezioni PAMAR.

Tra i designer della PAMAR AL, la collezione di profili per l’arredamento in alluminio, c’è il veneto Michele Marcon. Michele entrò in contatto con PAMAR quando lavorava per lo studio Lino Codato Designer. Cominciò allora un rapporto professionale, ma anche umano, con la famiglia Redaelli che è proseguito negli anni e continua ancora oggi.

Lavorando per uno studio che si occupava di arredamento moderno, non si poteva non avere a che fare con PAMAR, un punto di
riferimento per tutti in questo settore. Perché? Prima di tutto per l’etica professionale, poi perché l’azienda si è specializzata in maniglie moderne di design, una scelta e una filosofia che alla lunga hanno pagato. Inoltre hanno sempre investito molto in comunicazione e per valorizzare la loro immagine, collaborando inoltre con grandi designer. Altre aziende sottovalutano questo img_maniglia_marconaspetto, tengono più a farsi le cose in casa o a scopiazzare quello che vedono in giro. Tutto ciò ha fatto cresce molto la credibilità di PAMAR. Dal punto di vista aziendale, è una fucina di idee
”.

Ecco l’intervista in cui Marcon parla del suo lavoro, dell’integrazione tra idea e pragmatismo produttivo, del mercato e di come l’Italia si muove per continuare ad essere competitiva.

Quali sono le tendenze del design di prodotto.

Marcon conosce non solo il design di prodotto, ma anche i problemi che ci sono dietro alla produzione di un disegno. Ha le idee molto chiare su quelle che sono le tendenze di questo settore: “Il futuro del design sarà la materia. Il mercato vuole l’oggetto puro ed essenziale, perciò l’interesse lo creo attraverso il materiale con cui lo realizzo, con la finitura che mi permette di caratterizzare la superfice. Non che la forma non conti, ma dal punto di vista emozionale la materia dà molto. È meglio conoscere bene la materia con cui si vuole realizzare l’oggetto prima di andare a progettare”.

Progettare è bellissimo, è bellissimo far andare la mano, è un lavoro stupendo. Ma alla fine, dal punto di vista pratico della produzione, finisci per cozzare contro una serie di problematiche incredibili perché magari l’oggetto non è fattibile o per i costi di realizzazione. É per questo che la materia viene prima e anche qui PAMAR si è mossa in anticipo. Oggi può vantare una cartella di finiture molto ampia e aggiornata”.

Il confine tra Designer e produzione.

Quand’ero giovane e studente pensavo di spaccare il mondo, di riuscire a disegnare le cose più incredibili e che tutto fosse fattibile. Anche perché ci troviamo in paese che è fortissimo a livello di know-how e di mano d’opera nel settore dell’arredamento. Ma più entri in azienda, più fai esperienza e più vedi che forse conta di più capire il lato produttivo piuttosto che il lato dell’estro, quello della mano e della forma. Vince la materia, vince la mano d’opera rispetto alla forma, purtroppo è un dato di fatto.”

Su prodotti un po’ più fine a sé stessi ci può stare qualche oggetto iconico, però in effetti bisogna capire se si può produrre, se e quanto la gente può riuscire a percepire la lavorazione che c’è dietro a quel prodotto. Succede che una volta assemblato l’oggetto, lavorazioni bellissime non vengono ‘capite’ dal pubblico, così lo sforzo va un po’ nel nulla.

Accessori d’arredamento: il peso del ‘Made in Italy’.

Il ‘Made in Italy’ ha una valenza fortissima in qualsiasi settore, quindi anche in questo. Oggi però c’è molta più attenzione alla qualità, anche all’estero riescono a distinguere molto di più il prodotto di valore da quello mediocre. Non basta presentarsi come produttori ‘Made in Italy’. A parte i brand forti, che vanno sempre, le aziende medio-piccole fanno molta più fatica. Oggi spacciare dei prodotti come top quando in realtà non lo sono non è più possibile. Se siamo bravi e capaci a vendere la qualità italiana per quello che è, senza fare i furbi, saremo sempre i più bravi.

La sua filosofia: il Design democratico.

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Il designer veneto Michele Marcon.

PAMAR ha avuto tanti bravissimi designer perché è un’azienda di oggetti e non di progetti. Nel disegnare una maniglia ci si può permettere di essere estrosi, ci può stare. Io invece credo più a un design che duri nel tempo, ‘timeless’ appunto. Mi piace Rodolfo Dordoni, ha disegnato delle maniglie per PAMAR, estrose ma sempre pure, non sono il frutto di un’idea strana del momento. C’è sempre una coerenza nel suo modo di disegnare, lo si vede anche in quello che disegna per altre aziende. Il suo è sempre un design ‘democratico’, non alla Karim Rashid. E’ un tipo di design in cui la forma è sempre ben definita e associabile a qualsiasi oggetto, non ci sono cose troppo disegnate. Penso sempre che una cosa, quando è troppo disegnata, prima di tutto ha una data, non dura quindi nel tempo; a livello commerciale e produttivo, poi, farai sempre fatica”.

Altri designer ‘democratici’ sono Citterio e Lissoni, gente che viene da aziende che fanno componibili. Hanno una mentalità di sistema, quando disegnano un oggetto non è mai troppo artistico, è sempre qualcosa che ha dei canoni ben precisi, anche a livello commerciale. Per me la tendenza del futuro sarà questa, perché le aziende non possono sbagliare, non se lo possono più permettere”.

In questa visione, può perdere importanza la creatività, ma quella facile. Fare bene un pomolo rotondo, con le giuste proporzioni, è più difficile che fare un pomolo di una forma astratta. Per me è il semplice ad essere difficile. Verranno meno i disegni pensati sull’emozione del momento, anche se non mancheranno e potranno anche diventare delle icone, ma parliamo più di arte in questo caso e non di design. É raro però che questi oggetti siamo ‘timeless’, come invece sono l’Arco di Castiglioni o la Tolomeo di Flos, prodotti soprattutto funzionali, con le loro belle proporzioni e i loro materiali. Questi due esempi sì che dureranno nel tempo e saranno sempre delle icone”.

Il valore aggiunto della ricerca.

In Italia abbiamo sempre fatto un buona ricerca di materiali, non ci siamo mai fermati. Abbiamo sempre cercato di migliorarci, siamo camaleontici. Siamo sempre riusciti, anche in momenti difficili, a dare un buon motivo per comprare da noi. Altri paesi, come la Germania, non sono così dinamici a cambiare e a trasformare, anche a livello produttivo, le loro aziende. Il design per l’Italia non è mai finito, c’è sempre un qualcosa in cui credere e da proporre. Anche se qualcosa era già bello com’era, lo mettiamo in discussione. Questa è una nostra forza.

Un esempio di questo è il Salone del Monbile di Milano. Se si va in profondità e si guardano bene gli oggetti esposti dalle aziende italiane, si può notare sempre qualcosa di nuovo. Non bisogna guardare la massa ma andare oltre quella sensazione di appiattimento, non è così se si bada alla sostanza. Nonostante la crisi, nel bene e nel male, le aziende di riferimento continuano nella loro ricerca e portano avanti la loro filosofia”.

In conclusione, è quindi vero che l’Italia è più creativa? “Sì, ma non solo nel design, anche in fabbrica. Siamo più veloci e flessibili grazie al nostro tessuto di piccole e media aziende molto snelle. L’Italia è un camaleonte, un paese che inventa il design e sempre in movimento”.

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