Maniglie in porcellana: 8 grandi designer per una collezione da leggenda

La ‘Pamar Porcelain’ è opera di una straordinaria squadra di artisti del disegno industriale.

Esistono materiali che non hanno tempo, che attraversano i secoli mantenendo fascino ed eleganza sia nell’estetica sia nella funzionalità. É il caso della porcellana, un materiale antico, a impatto zero per l’ambiente, povero di origine ma nobilitato dai tanti utilizzi in cui è stato impiegato fino ai giorni nostri.  L’incontro tra Pamar e la porcellana è di quelli che segnano la storia di un’azienda, perché ha portato alla realizzazione di una collezione di maniglie e pomoli di grande prestigio.

Tutto iniziò con una… caffettiera!

Nel 2008, il responsabile artistico dell’azienda di Renate era Gordon Guillaumier, sempre alla ricerca di novità ed idee interessanti.  Tra le sue conoscenze c’era un altro grande designer, George Sowden, che in quel periodo faceva la spola con la Cina non per cercare manodopera a basso costo ma, diversamente dal trend di produzione di quel momento, per lavorare con un’eccellenza di quel paese. Si trattava della lavorazione della porcellana, che in Cina ha una tradizione antichissima. Sowden stava lavorando alla realizzazione di una caffettiera in porcellana e voleva che al suo disegno fosse affiancata una produzione dal know how di assoluto valore, come quella cinese.

Un’intera collezione di maniglie in porcellana.

L’idea di realizzare un’intera collezione di maniglie e pomoli in porcellana venne a Pamar proprio dall’ispirazione portata da Sowden attraverso Gordon Guillaumier. La scelta dell’azienda fu ancora una volta coraggiosa: utilizzare la più tradizionale lavorazione della porcellana in chiave moderna. Una sfida piena d’insidie per via delle tante e diverse lavorazioni che hanno moltiplicato le difficoltà di riproduzione seriale, dalla gestione delle tecniche per controllare le deformazioni e il grado di contrazione della materia, dovute alle elevate temperature di cottura, fino alle prove di resistenza di ogni singolo pezzo.

Una vera e propria impresa dal punto di vista produttivo, specie se abbinate ad alte aspettative estetiche. L’obiettivo era di sfidare le difficoltà progettuali e spingere la materia sempre più avanti, creando forme nuove, in equilibrio tra funzione ed estetica.

Chi ha disegnato la ‘PAMAR PORCELAIN’.

Per affrontare questa grande sfida, Pamar chiamò a raccolta otto tra i nomi più importanti del panorama internazionale del design: al maltese Gordon Guillaumier si unirono lo svedese Björn Dahlstrom, i francesi Natalie Du Pasquier e Pierre Charpin, gli inglesi James Irvine, Jasper Morrison e George J. Sowden e l’italiano Rodolfo Dordoni. Questa straordinaria squadra disegnò centoquaranta pezzi, raccolti in sedici famiglie di prodotto dalle forme senza tempo, ma anche più elaborate, decorate in modo artistico. Si tratta di oggetti che escono dalla loro destinazione d’uso funzionale per diventare dei segni distintivi, quasi poetici, sul mobile su cui vengono applicate.

La complessità del progetto fu grande, se è vero che le difficoltà cominciarono fin dalla realizzazione delle forme più semplici. Fondamentale fu il ruolo di mediatore svolto da George Sowden, capace di gestire i tanti problemi della produzione in Cina e mantenere intatto il sapore artigianale di quella particolare lavorazione, messa al servizio del design industriale.

L’influenza del Gruppo Memphis nel Design dei prodotti.

Tra i Designer che hanno partecipato all’ideazione della PAMAR PORCELAIN c’è anche un’influenza del Memphis Design (1981-1987), un gruppo di designer e architetti fondato da Ettore Sottsass. Questo gruppo si caratterizzò per i suoi progetti audaci, con un forte ricorso a colori vivaci, forme geometriche e un sapiente recupero del kitsch.  L’obiettivo principale designer del Gruppo Memphis era il tentativo di reagire allo stile di design molto minimalista che aveva caratterizzato gli anni settanta, ritenuto senza personalità.

Del Memphis facevano parte, tra gli altri, architetti e designer come Alessandro Mendini, Andrea Branzi, Michael Graves, Hans Hollein, Arata Isozaki, Shiro Kuramata, Javier Mariscal e anche Nathalie du Pasquier e George Sowden, due dei designer che hanno contribuito alla PAMAR PORCELAIN.

Così come negli anni ottanta l’occlusione minimalista provocò la ribellione dei seguaci del Gruppo Memphis al cosiddetto ‘good design’ dell’epoca, così la situazione del mercato in Europa suscitò in Pamar la volontà, e la necessità, di andare contro corrente. L’azienda investì in un materiale particolare e difficile, come la porcellana, e in una collezione prodotta dall’eccellenza dei maestri cinesi.

Una collezione moderna ancora oggi.

La collezione PAMAR PORCELAIN ha richiesto un anno e mezzo di impegno e investimenti. Fu presentata durante il Salone del Mobile di Milano nel 2010, nell’esclusiva location di Palazzo Crivelli, in un momento in cui il pubblico era abituato a forme convenzionali. Negli anni non è stata inflazionata dal mercato e ancora oggi è un esempio di attualità.

La collezione è stata segnalata nell’ADI INDEX 2011, nella sezione ‘Design per l’abitare’, la pubblicazione di riferimento del settore arredamento a livello internazionale. ADI INDEX scrive: “La collezione nasce da una felice istituzione: far ritornare la porcellana un materiale per le maniglie dei mobili, com’era tradizione nel passato, coniugandola a forme di design moderno. I prodotti realizzati sono numerosi e assai diversi fra loro: non più, o non solo, semplici pomoli, ma forme in cui non mancano richiami architettonici, altre più simili a gioielli, altre ancora percorse da effetti grafici e tattili tutti da esplorare.

Il coraggio di innovare di Pamar è stato riconosciuto anche da un’importante segnalazione di qualità, la preselezione per competere alla XXIII edizione del Premio ‘COMPASSO D’ORO’, nel 2014.

Marco Redaelli, presidente dell’azienda, aggiunge: “PAMAR ha fatto di ricerca e sperimentazione un tratto saliente della sua storia, mettendo grande dinamismo progettuale al centro dell’attività”.